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INDICE

INTRODUZIONE …………………………………..………………………..

2

CAPITOLO I

 

CONTESTUALIZZAZIONE DELL’OGGETTO DI STUDIO ….…….....

6

I.1. Decreto ministeriale n. 201/99 ……….………………………….....

6

I.2. La costruzione della fisarmonica ..……………………………........

9

I.2.1. Il corpo della fisarmonica ………………………………….......

9

I.2.2. Il mantice …...……………………………………….………....

10

I.3. Questionario ....…………..……..……...……………………………

13

I.3.1. Tabelle …………………………………………………………

14

I.3.2. Sintesi e commento …………………………………………….

16

I.4. Il ruolo del mantice secondo i metodi storici per fisarmonica .........

18

I.5. Considerazioni metodologiche ……………………………………

24

I.6. Il ruolo del mantice secondo i metodi moderni per fisarmonica ….

25

I.6.1. Testo di tecnica ……….………………………………………

25

I.6.2. Testi didattici per fisarmonica …………..……………………

32

I.7. Proposta operativa ……………..…………………………….........

35

CAPITOLO II

 

MANTICE E MOVIMENTO ……………………………………………..

37

II.1. Per Nørgård: Anatomic Safari ……………..….…………………

39

II.2. Patrizia Angeloni: Costellazioni in quattro tempi,

 

una proposta operativa .................................................................

41

II.3. Schede didattiche ..……….………………..…………………….

43

BIBLIOGRAFIA ……………………………………………………………

47

APPENDICE ………………………….……………….……………………

48

Questionario

 

Esercizi preliminari

tratti dai Venti studietti propedeutici di Alessandro Mugnoz

Anatomic Safari di Per Nørgård

Costellazioni di Patrizia Angeloni

1

INTRODUZIONE

L’argomento di questo lavoro è l’uso del mantice nella fisarmonica nei primi anni di studio, con particolare riguardo allo studio della fisarmonica nella scuola media ad indirizzo musicale. L’intento di questo lavoro è quello di avvicinare gli alunni di fisarmonica agli effetti oggi ampiamente usati nella musica contemporanea per fisarmonica.

La fisarmonica è uno strumento aerofono composto da un manuale destro, uno sinistro e dal mantice. Tra tutte queste componenti è proprio l’uso del mantice ad essere studiato in minor modo. Da un’analisi di alcuni metodi, programmi e diverse scuole nazionali, sono giunto alla conclusione che l’uso del mantice nella didattica fisarmonicistica italiana è stato trattato in modo poco dettagliato ed è stato approfondito solo recentemente. L’importanza del mantice nell’esecuzione fisarmonicistica è stata marginalmente trattata già alla fine degli anni Trenta, come testimoniano i metodi storici, quali il Nuovo metodo completo per la fisarmonica di Carlo Nanus e La fisarmonica di Friel (entrambi del 1938), nonché il Metodo Anzaghi per fisarmonica di Luigi Oreste Anzaghi del 1942. Tra i lavori recenti che si sono cimentati su questo problema ci sono i metodi di Patrizia Angeloni e di Alessandro Mugnoz, scritti agli inizi degli anni Novanta. Nel panorama internazionale le scuole di fisarmonica francese, russa e serba hanno affrontato il problema del mantice in modo più dettagliato. Dette scuole hanno una grande tradizione didattica di questo strumento e hanno affrontato l’argomento sin dall’inizio degli studi musicali con l’intento di formare i giovani fisarmonicisti a una solida tecnica esecutiva nel corso dei primi tre anni di studio.

2

Se prendiamo in considerazione i primi programmi ministeriali ordinamentali di fisarmonica nei Conservatori italiani, del 19921, all’interno dei quali si stabiliva l’esecuzione di uno studio ritmico-dinamico per il mantice nell’ambito dell’esame di compimento medio, si possono rilevare, dal mio punto di vista, due criticità, e precisamente che il legislatore non abbia specificato a quali tecniche specifiche per il mantice si dovesse fare riferimento e che l’argomento venga affrontato troppo tardi nel percorso di studio.

Nelle indicazioni programmatiche che istituiscono le scuole medie ad indirizzo musicale, l’uso specifico del mantice, nel caso della fisarmonica, non viene espressamente citato. Lo studio del mantice potrebbe, a mio avviso, essere preso in considerazione «all’interno dell’esplorazione delle caratteristiche tecniche e timbriche dello strumento, specialmente in relazione alle moderne tecniche compositive».2

La gestione del mantice offre campo di sperimentazione al docente, che si trova nella condizione di dover intervenire, scegliere e comporre esercizi mirati per ogni specifica situazione.

La scelta del tema per questo lavoro è stata dettata dal fatto che il suono della fisarmonica e il suo controllo sono il risultato dell’azione del mantice.

Ripercorrendo la mia personale esperienza di studente di fisarmonica e ora quella di insegnante degli allievi nei primi anni di studio, ho notato che un uso improprio e poco corretto del mantice può riflettersi a lungo termine sulla dinamica e sugli esiti musicali dell’esecuzione, e può causare problemi fisici come, per esempio, dolori muscolari al braccio e alla spalla sinistri. Questi fattori possono incidere negativamente sulla motivazione dell’allievo allo studio dello strumento.

Per contestualizzare il rapporto tra l’articolazione del mantice e il movimento, indispensabile per un primo approccio, riporto le parole tratte dal metodo Mantice e suono di Patrizia Angeloni: «La fisarmonica è uno strumento

1Decreto Ministeriale 13 aprile 1992, Nuove Scuole nei Conservatori di Musica.

2D.M. 6 agosto 1999, n. 201, fisarmonica.

3

sempre in movimento e al suo equilibrio concorre l’azione di gambe, braccia e busto; un uso proprio impone il coordinamento di tre “articolazioni”: tastiera destra, mantice, tastiera sinistra, e controllo della digitazione su superfici più o meno mobili. Il rapporto tra suono e movimento risulta quindi fondamentale: l’inevitabile coinvolgimento di tutto il corpo nell’uso dello strumento conduce a sentirlo come un prolungamento della persona e favorisce una partecipazione totale dell’esecutore».3

Per verificare in che modo lo studio del mantice viene affrontato tra i fisarmonicisti della provincia di Trieste ho distribuito alla fine del 2012 a ventisette fisarmonicisti e insegnanti di fisarmonica un questionario. L’esito delle risposte ha evidenziato che gli intervistati sono consapevoli dell’importanza del mantice nell’esecuzione, ma che spesso, a livello didattico, vengono trascurate le potenzialità e i vantaggi ottenuti da uno studio mirato della tecnica del mantice. Lo studio del mantice rappresenta, infatti, un’innovazione nella letteratura fisarmonicistica che si è evoluta negli ultimi decenni con la “fisarmonica da concerto”.

Il concetto della “fisarmonica da concerto” si sviluppa a partire dagli anni Sessanta con la nascita di un repertorio originale per fisarmonica, che si basa sulle composizioni per strumenti con bassi sciolti. In quegli anni, grazie alla collaborazione di fisarmonicisti e compositori, sorgono diverse scuole nazionali legate alle proprie tradizioni; fra queste c’è la scuola danese che tende verso l’avanguardia più delle altre. Si crea così “un distacco” fra fisarmonica tradizionale, legata alla musica d’intrattenimento o popolare, e quella “da concerto”, legata al repertorio colto.

La mia proposta didattica è quella di avvicinare gli allievi di fisarmonica agli effetti sonori che sono impiegati nella musica contemporanea per fisarmonica. Ritengo valido il metodo del pedagogista svizzero Emile Jaques-Dalcroze, sviluppato agli inizi del Novecento, basato sul movimento del corpo e applicarlo

3 ANGELONI, P., Mantice e suono – didattica fisarmonicistica per l’infanzia, guida per l’insegnante, Bérben, Ancona, 1991, p. 3.

4

allo studio degli studenti. Nella pratica della musica d’insieme è particolarmente utile sia per gli studenti che in quel momento suonano lo strumento, sia per coloro che in quel momento non lo suonano, limitandosi soltanto ad imitare i movimenti di apertura e chiusura del mantice.

Per insegnare gli effetti della fisarmonica agli alunni della scuola media ho scelto di presentare il brano Anatomic safari del compositore e didatta danese Per Nørgård. Questo è il primo brano d’avanguardia per fisarmonica sola che presenta quasi tutti gli effetti sonori della musica contemporanea.

Infine, intendo presentare alcune schede didattiche dedicate a ciascun effetto sonoro, secondo le indicazioni proposte dall’opera di Patrizia Angeloni e raccolte nella composizione composta dai suoi allievi: Le costellazioni in quattro tempi, che ho arrangiato ed eseguito in occasione del saggio natalizio nel dicembre 2011 con gli allievi di fisarmonica del primo anno della scuola media “Giuseppe Caprin” di Trieste.

5

CAPITOLO I

CONTESTUALIZZAZIONE DELL’OGGETTO DI STUDIO

I.1. Decreto ministeriale 6 agosto 1999, n.201

Per contestualizzare l’oggetto di studio, faccio riferimento al Decreto Ministeriale del 6 agosto 1999, n. 201, sull’insegnamento musicale nelle Scuole Medie ad indirizzo musicale di cui fa parte la mia classe di concorso.

Riporto alcuni punti che fanno capo agli Obiettivi di apprendimento comuni per tutti gli insegnamenti strumentali.

Nel campo della formazione musicale l’insegnamento strumentale persegue un insieme di obiettivi generali all’interno dei quali si individua l’acquisizione di alcuni traguardi essenziali quali:

il dominio tecnico del proprio strumento al fine di produrre eventi musicali tratti da repertori della tradizione scritta e orale con consapevolezza interpretativa, sia nella restituzione dei processi formali sia nelle capacità di attribuzione di senso;

la capacità di produrre autonome elaborazioni di materiali sonori, pur all’interno di griglie predisposte;

l’acquisizione di abilità in ordine di lettura ritmica e intonata e di conoscenze di base della teoria musicale;

6

un primo livello di consapevolezza del rapporto tra organizzazione dell’attività senso-motoria legata al proprio strumento e formalizzazione dei propri stati emotivi;

un primo livello di capacità performative con tutto ciò che ne consegue

in ordine alle possibilità di controllo del proprio stato emotivo in funzione dell’efficacia della comunicazione.4

Sono dell’opinione che, soprattutto per il caso della fisarmonica, data la complessità dello strumento musicale, che la padronanza e l’acquisizione delle caratteristiche tecniche e timbriche siano fondamentali per affrontare qualunque tipo di repertorio. Come indicato nel decreto, la capacità di produrre autonome elaborazioni di materiali sonori è una delle tante possibilità per avvicinarsi al mondo della musica contemporanea. La musica contemporanea ha infatti sviluppato tanti linguaggi, anche musicalmente molto diversi tra loro, che possono essere usati come materiale didattico da presentare agli allievi. Una particolare attenzione è data agli effetti rumoristici che possono essere impiegati per le improvvisazioni.

Per quanto riguarda invece l’acquisizione di abilità in ordine di lettura ritmica e intonata, nonché la conoscenza di base della teoria musicale, penso, seguendo gli esempi proposti dalla fisarmonicista Patrizia Angeloni, che la teoria musicale debba essere assimilata attraverso un contatto diretto con la materia sonora, che viene percepita a livello sensoriale con tutto il corpo. Di importanza capitale nel nostro contesto è la consapevolezza dell’attività senso-motoria e la comunicazione dei propri stati emotivi. Il controllo del proprio stato emotivo rappresenta il punto più delicato, in quanto non tutti gli allievi nella scuola media riescono a sviluppare un controllo emotivo, specialmente in situazioni performative. Sarà dunque la musica d’insieme, sia tra gli allievi stessi come anche in formazione docente-allievo, il modello principale per lavorare con gli effetti della musica contemporanea.

Dopo un’attenta lettura della parte del decreto che riguarda in modo

4 D.M. 6 agosto 1999, n. 201, Obiettivi di apprendimento.

7

specifico l’esplorazione delle caratteristiche tecniche e timbriche dello strumento e il repertorio per fisarmonica, ho constatato che il mantice non viene trattato. A mio avviso questa carenza potrebbe essere rimediata già nell’introduzione delle caratteristiche tecniche e timbriche dello strumento, con la citazione di specifiche indicazioni riferite al mantice da sviluppare poi in tutti i punti successivi. La parte relativa alla tecnica è molto esauriente, mentre mi sembra esigua quella relativa all’applicazione pratica e alle indicazioni di repertorio.

Riporto in questo paragrafo ancora i punti specifici del decreto che riguardano l’esplorazione delle caratteristiche tecniche e timbriche all’interno dei quali potrebbe essere inserito pure il mantice:

Acquisizione consapevole delle funzioni della tastiera e dei bassi;

Acquisizione della tecnica strumentale di base e coordinamento delle mani, anche in rapporto alle diverse funzioni della tastiera e dei bassi;

Conoscenza e uso dei bassi cromatici;

Conoscenza delle scale maggiori e minori armoniche e melodiche, per moto retto a due ottave, fino a tre alterazioni, con mano sinistra a bassi standard;

Conoscenza delle scale cromatiche, uso delle note ribattute, dei glissandi, clusters, etc.;

Conoscenza ed uso dei segni dinamici, agogici ed espressivi di uso più comune e loro realizzazione sullo strumento;

Sviluppo della tecnica strumentale, anche in relazione alle moderne tecniche compositive5.

5 D.M. 6 agosto 1999, n. 201, Fisarmonica.

8

I.2. La costruzione della fisarmonica

I.2.1. Il corpo della fisarmonica

Il corpo della fisarmonica è formato da due casse armoniche, destra e sinistra, ciascuna con una propria tastiera e relativa meccanica necessaria per la produzione dei suoni. La cassa destra contiene le voci acute, mentre quella sinistra si riferisce ai bassi. Ciascuna produce un suono indipendente dall’altra. Le casse sono fissate ai lati destro e sinistro del mantice che ha il compito di fornire l’aria necessaria per la produzione del suono.

Sulla cassa destra sono fissate due cinghie o tracolle che agganciano lo strumento al torace dell’esecutore che si appoggia al dorso della cassa destra della fisarmonica fondendosi in un unico corpo. Lo strumento trasmette le proprie vibrazioni al suonatore il quale a sua volta esterna le proprie emozioni attraverso la fisarmonica. La cassa sinistra invece è mobile e funge anche da apertura e chiusura del mantice. Sulla parte esterna della cassa è posizionato il manale con la funzione di tenervi incollato l’avambraccio sinistro che ha il compito di azionare il mantice e nel contempo di suonare anche i bassi. Il manale deve permettere una posizione confortevole all’arto sinistro, per questo motivo è fatto di una striscia di cuoio imbottita con gommapiuma e foderata con il velluto. Inoltre è dotato di un tendimanale regolabile.

Ecco perché «molti affermano che il suonatore abbraccia o addirittura calza o indossa la fisarmonica. Per questo motivo alla parte posteriore della cassa destra viene fissato un cuscinetto in gommapiuma foderata o una piastra pettorale in materiale plastico in modo che la presa del fisarmonicista sia più confortevole.»6 È quindi «fondamentale un’appropriata regolazione delle cinghie e del tendimanale, che consenta una corretta posizione dello strumento agganciato al corpo

6JERCOG, A., La fisarmonica. Organologia e letteratura, Edizioni Musicali Physa, Treviso, 1997, p. 41.

9

dell’esecutore»7 perché «l’intero corpo deve essere implicato e coinvolto nella produzione del suono».8

Ne consegue che «ogni fisarmonicista dovrebbe attenersi ad alcuni principi: imparare a sentire ogni parte del proprio corpo, in particolare quelle coinvolte nella pratica strumentale. Potersi rilassare anche in situazioni apparentemente ansiose. Sentire lo strumento come il prolungamento del proprio corpo».9

I.2.2. Il mantice

In questo paragrafo intendo soffermarmi sulle caratteristiche tecniche del mantice, spiegandone la sua costruzione e la sua funzione durante l’esecuzione alla fisarmonica.

Il mantice della fisarmonica ha la funzione di fornire l’aria alle ance che, con la loro vibrazione, producono il suono. All’apertura del mantice l’aria viene inspirata nei somieri, mentre alla sua chiusura l’aria viene aspirata ed esce attraverso i coprinote. Il mantice, per la sua funzione, può essere considerato il polmone della fisarmonica.

Il mantice è un soffietto di cartone a pieghe, rivestito con tele colorate. Gli angoli dei pieghi sono protetti da una striscia di dermoide e da angolari in metallo. A ciascuna delle due parti terminali del mantice è attaccata una cornice di legno, che viene fissata alle due casse. La guarnizione, una striscia di pelle chiamata filetto, fissata tra il telaino e la cassa, ne garantisce la tenuta stagna.

7BOSCHELLO, E., La nuova dinamica fisarmonicistica, Bérben, Ancona, 1978, pp. 12-19.

8JERCOG, A., La fisarmonica. Organologia e letteratura, Edizioni Musicali Physa, Treviso, 1997, p. 42.

9LANDA, A., “Il corpo e la musica”, sta in «Notiziario di informazione musicale», Castelfidardo, 1995, anno III, n. 1, pp. 29-33.

10

Il principio di funzionamento del mantice della fisarmonica è simile a quello dell’organo, dell’armonium e della zampogna. Ma a differenza di questi, il mantice della fisarmonica è molto più sensibile e di immediata incidenza. Il suonatore può dosare con la mano sinistra la pressione dell’aria in qualsiasi istante e disporre di una gamma dinamica molto ampia. L’intensità può variare da un pianissimo appena percettibile ad uno sforzato di notevole potenza sonora, passando per le più svariate sfumature. L’articolazione del mantice influisce sull’espressività dell’esecuzione:

1)sulla dinamica (variazione d’intensità/volume – crescendo da pianissimo a fortissimo, decrescendo da fortissimo a pianissimo);

2)sulla durata del suono;

3)sul fraseggio;

4)sull’attacco del suono (accenti e transienti d’attacco).

Con il mantice è possibile ottenere anche degli altri effetti, oggi ampiamente usati nella letteratura musicale contemporanea:

1)l’oscillazione ritmica del suono o bellows shake (è un secco e rapido movimento ritmico di apertura e chiusura del mantice);

2)il ricochet (è una variante del bellows shake: il movimento ritmico è diviso in tre posizioni, per cui adatto all’esecuzione di terzine);

3)la scordatura e la distorsione del suono;

4)il rumore del soffio del mantice (prodotto con il pulsante dello sfiato);

5)percussione del mantice con la mano destra.

La funzione del mantice per la fisarmonica viene spesso paragonata a quella dell’arco per gli strumenti ad arco. Il primo a formulare questo parallelo è il francese Favier nel suo Méthode raisonée pour l’accordèon, pubblicato a Parigi già nel 1839, ma questo tipo d’affermazione rimane quasi del tutto isolato e non viene sviluppato ulteriormente per circa un secolo. Nell’interpretazione fisarmonicistica il

11

mantice viene a lungo inteso unicamente come variatore d’intensità e dunque legato esclusivamente al fattore del volume. Per assistere ad un significativo cambiamento di pensiero bisogna attendere gli anni Quaranta, quando in Germania si afferma la scuola conosciuta come neue Balgtechnik. Solo da questo momento iniziano ad essere studiate sempre più a fondo tutte le sfumature ottenibili con il mantice, unitamente alla funzione dell’articolazione del tocco sulla tastiera. La sensibilità dell’agire della mano sinistra del suonatore influisce fondamentalmente sulla produzione del suono e sui diversi tipi di articolazione (legato, non legato, portato e staccato, ciascuno dei quali può essere arrotondato o angolare)10, nonché sui tremolandi (bellows shake, ricochet) e altri effetti elencati in precedenza.

La fisarmonica è dotata di un pulsante per lo sfiato, che viene chiamato pure sfiatatoio o bottone per l’aria, che consente di aprire e di chiudere il mantice senza dover premere alcun tasto. Il pulsante per lo sfiato è collocato sul fondo della cassa sinistra oppure, come è stato deciso ai fini della standardizzazione della fisarmonica classica, sulla tastiera sinistra al posto dell’ultimo basso esterno in alto.

10 VAN STRATEN, Nicolaas, Tonbildung und Artikulation auf dem Akkordeon, Prokordeon, Trossingen, 1983, p. 4.

12

I.3. Questionario

Al fine di avere un riscontro sul ruolo del mantice nel corso dello studio della fisarmonica, sugli aspetti tecnici che ho già esposto nel paragrafo I.2.2., ho predisposto un questionario sull’uso del mantice rivolto ai docenti e agli studenti della provincia di Trieste. Hanno partecipato cinque docenti e ventidue studenti. I docenti intervistati operano nelle scuole medie ad indirizzo musicale, nelle scuole private di musica e in conservatorio. Gli studenti, invece, rientrano in una fascia di età compresa tra i dieci e i ventiquattro anni. Alcuni di loro si trovano in una fase iniziale di studio (scuola media), altri sono in quella intermedia (liceo musicale), altri ancora hanno già raggiunto la fase avanzata di studio (conservatorio).

Il questionario dedicato ai docenti è composto da quattro domande: due a risposta multipla e due aperte. La prima riguarda l’inizio dello studio mirato del mantice. L’altra è relativa al controllo del mantice in relazione alle caratteristiche tecniche della fisarmonica. Le domande aperte si riferiscono agli esercizi, al repertorio, alle tecniche del mantice e alle strategie di studio applicate agli allievi.

Il questionario riservato agli studenti riporta sei domande, di cui cinque a risposta multipla e una a risposta aperta. Innanzitutto si ricerca se lo studente abbia già svolto qualche esercizio specifico per il mantice. Dopodiché gli si chiede di elencare gli esercizi stessi. La successiva domanda riguarda la frequenza con la quale vengono eseguiti questi esercizi. La quarta domanda concerne l’esecuzione dei brani che presentano qualche caratteristica tecnica per il mantice. Con il quinto quesito si chiede di specificare il tempo dedicato ai problemi tecnici del mantice. Infine si chiede ancora di indicare quali aspetti vengono studiati di più: la dinamica o il fraseggio e il controllo del suono.

In questa sede riporto due tabelle che rappresentano la sintesi dei risultati ottenuti dalle risposte degli intervistati. Nell’elaborazione dei dati ho preso in considerazione soltanto la prima domanda del questionario destinato ai docenti, che chiede a che livello di studio abbiano iniziato ad occuparsi in modo specifico del

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mantice. Per quanto riguarda invece la parte relativa agli studenti, mi sono soffermato sulla frequenza e sul tempo destinati allo studio specifico del mantice. Mi interessava, inoltre, sapere se gli studenti abbiano mai suonato qualche brano che aveva al proprio interno qualche caratteristica tecnica del mantice e quali aspetti relativi al mantice tra le opzioni di dinamica o fraseggio siano praticati di più.

I.3.1. Tabelle

Questionario dedicato ai docenti

A che livello di studio ha iniziato ad occuparsi ad uno studio mirato del mantice?

Mai

0

risposte

 

 

 

Agli inizi

3

risposte

 

 

 

A metà percorso

1

risposta

 

 

 

Verso la fine del percorso

1

risposta

di studio

 

 

 

 

 

14

Questionario dedicato agli studenti

Con che frequenza svolgi esercizi specifici per il mantice?

Mai

8

risposte

 

 

 

Qualche volta

11

risposte

 

 

 

Spesso

3

risposte

 

 

 

Regolarmente ogni giorno

0

risposte

 

 

 

Durante lo studio quanto tempo dedichi ai problemi tecnici del mantice?

0’

8

risposte

 

 

 

15’

12

risposte

 

 

 

30’

2

risposte

 

 

 

60’

0

risposte

 

 

 

Hai mai suonato dei brani che avevano qualche caratteristica tecnica del mantice?

Sì

14

risposte

 

 

 

No

8

risposte

 

 

 

Quali aspetti relativi al mantice studi di più?

Dinamica (dal piano al forte)

8

risposte

 

 

 

Fraseggio e controllo del

15

risposte

suono

 

 

 

 

 

15

I.3.2. Sintesi e commento

In totale sono state effettuate ventisette interviste. Nell’analisi ho scelto di riferirmi soltanto ad alcune domande. Sei questionari compilati dagli studenti sono risultati incompleti, soprattutto nelle risposte aperte.

Ai fini dell’analisi dei dati raccolti, ho scelto di prendere in considerazione soltanto i riscontri che riguardano il fattore temporale in entrambi i questionari e alcuni aspetti relativi all’uso del mantice presenti nel questionario destinato agli studenti.

La tabella dedicata all’analisi del questionario per insegnanti, riporta le risposte di cinque docenti sul momento di inizio di uno studio mirato del mantice. Tre su cinque docenti di fisarmonica intervistati ha iniziato ad occuparsi di uno studio mirato del mantice all’inizio del proprio percorso di studio.

La seconda tabella riporta le risposte ottenute dal questionario dedicato agli studenti. In questo caso il campione degli intervistati è rappresentato da ventidue studenti di fisarmonica di vario livello. La prima domanda è dedicata alla frequenza con cui vengono svolti gli esercizi specifici per il mantice. Le risposte ottenute evidenziano che otto studenti hanno risposto con l’opzione mai, ben undici intervistati hanno risposto con l’opzione qualche volta, tre hanno scelto l’opzione spesso e nessun intervistato ha dichiarato di svolgere esercizi specifici per il mantice regolarmente ogni giorno. Le risposte negative si riferiscono in gran parte a studenti principianti che hanno da poco iniziato lo studio della fisarmonica e non sono ancora a conoscenza degli aspetti tecnici legati all’uso del mantice.

L’altra domanda riguarda la quantità di tempo dedicata ai problemi tecnici del mantice. In questo caso otto studenti hanno risposto con l’opzione zero minuti, in coerenza con i risultati emersi dalla domanda precedente. Dodici di loro hanno risposto di dedicare ai problemi tecnici del mantice quindici minuti dello studio

16

quotidiano della fisarmonica. Due studenti hanno invece dichiarato di occuparsi del mantice per trenta minuti al giorno. Solo un’esigua minoranza affronta lo studio correttamente, mentre la maggioranza dedica troppo poco tempo dello studio quotidiano all’esecuzione basata sull’azione del mantice. Secondo la mia opinione, il tempo impiegato al ruolo del mantice dovrebbe essere esteso per tutta la durata dell’esercitazione. L’azione del mantice dovrebbe essere costantemente praticata anche a lungo termine, per un periodo più ampio.

Le ultime due domande prese in considerazione per l’analisi del questionario relativo agli studenti non si riferiscono al fattore temporale. La penultima domanda richiede allo studente se ha mai suonato un brano che conteneva al proprio interno qualche caratteristica tecnica del mantice. Quattordici intervistati hanno risposto in modo affermativo e otto in modo negativo. L’ultima domanda a risposta multipla tratta dal questionario per gli studenti richiede quale degli aspetti elencati viene studiato di più. La prima opzione è la dinamica che è stata scelta da otto intervistati, mentre l’opzione del fraseggio e del controllo del suono è stata scelta da 15 studenti. Uno studente ha risposto ad entrambe le scelte.

L’esito delle risposte ottenute e l’analisi dei dati raccolti hanno infatti messo in luce che gli intervistati sono consapevoli dell’importanza del mantice nell’esecuzione fisarmonicistica. Le risposte ottenute dal questionario dedicato agli studenti ha inoltre evidenziato che, a livello didattico, sono spesso trascurate le potenzialità e i vantaggi ottenuti che derivano da uno studio mirato per la tecnica del mantice. Nella pratica dell’insegnamento si dovrebbe sempre integrare anche lo studio del mantice a partire dalla fase iniziale del percorso di studio. L’articolazione del mantice nel suo insieme favorisce sia la tecnica strumentale che l’interpretazione dei vari generi musicali praticati con la fisarmonica. Aspetti principali legati all’uso del mantice, come evidenziato dalle risposte ottenute da entrambi i questionari, sono il fraseggio e il controllo del suono. Padroneggiare fraseggio e controllo del suono può determinare il successo dello studio della fisarmonica.

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I.4. Il ruolo del mantice secondo i metodi storici per fisarmonica

Come ho già affermato nei paragrafi precedenti, uno studio specifico che ingloba tutti gli effetti del mantice si è sviluppato in Germania a partire dagli anni Quaranta e con il coinvolgimento di compositori, didatti e costruttori. La musica contemporanea d’avanguardia con effetti particolari si sviluppa a partire dalla fine degli anni Sessanta in Danimarca. In quegli anni negli altri paesi la fisarmonica è ancora vista come strumento popolare, da ballo, e caratterizzata dal repertorio “leggero”.

Se prendiamo in considerazione solamente alcuni metodi storici relativi alla Scuola fisarmonicistica italiana, possiamo intuire che già alla fine degli anni Trenta alcuni fisarmonicisti hanno capito l’importanza del mantice, ma chiaramente non hanno sviluppato tutte le sue peculiarità, perché certi effetti non erano stati ancora scoperti.

Se scorriamo alcuni metodi italiani meno recenti, quali il Nuovo metodo completo per fisarmonica di Carlo Nanus (ed. Zanibon, Padova 1938), la Fisarmonica di Friel (ed. Carish, Milano 1938), o il Metodo Anzaghi per fisarmonica di Luigi Oreste Anzaghi (ed. Ricordi, Milano 1942), troviamo le seguenti affermazioni:

«Il movimento del mantice ha un’importanza capitale ed il successo nello studio della fisarmonica dipende in gran parte dalla giusta distribuzione dell’aria che esso produce. La funzione è infatti uguale a quella dell’apparato respiratorio nel cantante. Specialmente nella musica classica il consumo dell’aria, che dipende dalla quantità dei suoni che si producono e dall’energia colla quale vengono suonati, è molto vario e, non potendosi enunciare una regola fissa, si lascia al suonatore la facoltà di adoperare il mantice convenientemente.» È interessante notare come già negli anni Trenta si capì l’importanza che riveste il mantice nell’esecuzione fisarmonicistica, anche se il concetto di fisarmonica classica non era stato ancora

18

concepito. Questo si intuisce dal fatto che la musica classica viene espressamente citata. In quei tempi era ancora molto diffuso il modo di suonare in piedi e quindi la diversa postura determinava il modo di usare il mantice.

«Nella musica da ballo invece, dove quantità e intensità dei suoni sono quasi costanti, il movimento si fissa generalmente ogni 1-2-4 od 8 battute. In tutti i casi il suonatore non deve trovarsi mai col mantice quasi chiuso, ma deve tenere sempre una buona riserva d’aria nella fisarmonica».11 In quegli anni data la grande diffusione della fisarmonica nella pratica della musica da ballo, pure i metodi tradizionali fornivano negli esercizi una grande quantità di esempi di musiche tratte dal repertorio leggero. Per mancanza di brani originali, gli stessi autori si sono cimentati nelle trascrizioni di celebri brani di arie d’opera.

«Nella Fisarmonica l’uso appropriato del mantice è cosa altrettanto importante quanto l’arcata e la cavata per il violino od il tocco nel pianoforte. La differente esecuzione musicale di un mediocre e di un buon esecutore, risiede per la maggior parte nella differente abilità nell’uso del mantice.»12

«L’istinto del principiante è quello di azionare bruscamente il mantice credendo di farne uscire più prontamente il suono e ottenere un maggiore volume. Al contrario una azione violenta, oltre che stancare il suonatore, impedisce alle ance di entrare contemporaneamente in vibrazione: ne risulta un suono aspro e quasi ritardato rispetto al movimento eseguito.»13 Anche oggi alcuni allievi di fisarmonica affrontano l’attacco del suono in questo modo. Questa è una caratteristica degli allievi che si avvicinano alla fisarmonica, passando dallo studio di uno strumento a fiato, dove l’incidenza tra il suono e l’aria emessa è immediata.

Occorre quindi usare il mantice con calma e dolcemente e in questo modo si riesce ad ottenere un buon volume e un suono pieno e gradevole. Bisogna lasciare che il mantice si apra naturalmente come un ventaglio, la parte superiore prima di quella inferiore, sfruttando la forza di gravità e parte del peso dello strumento e

11NANUS,C., Nuovo metodo completo per fisarmonica, Zanibon, Padova 1938, p.11.

12Idem.

13Idem.

19

scaricando di quello stesso peso la mano sinistra, la quale ottiene così maggiore libertà di movimento per premere i vari bottoni della bottoniera.

«Il mantice viene chiuso premendo col palmo della mano verso l’alto sul fondo della cassa armonica dei bassi, in modo che la parte superiore del mantice si chiuda prima di quella inferiore».14 Questa affermazione si riferisce al modo di suonare in piedi e dunque nella pratica esecutiva attuale, in postura seduta, introdotta nella seconda parte degli anni Cinquanta, non può più essere presa in considerazione. Infatti, in posizione seduta è naturale riportare il mantice nella sua posizione iniziale seguendo il movimento del ventaglio che si chiude.

«Il mantice non deve essere aperto, salvo casi speciali, oltre un determinato limite che la pratica insegna rapidamente, poiché quando il mantice è troppo aperto, il chiuderlo senza usare assolutamente forza muscolare diventa assai difficile».15 Quest’affermazione spiega le difficoltà fisiche della gestione del mantice, quando è troppo aperto. Secondo la mia opinione nel metodo Nanus manca un accenno sulle problematiche esecutive che incidono negativamente sulla dinamica e sull’interpretazione musicale, quando il mantice è troppo aperto.

Per una buona esecuzione si deve imparare a sfruttare integralmente la capacità del mantice e non superare il limite oltre il quale l’uso diventa poco confortevole. Il fraseggio e l’espressione vengono ottenute quasi esclusivamente con l’uso appropriato del mantice.

Il Friel ci da un importante suggerimento per quanto riguarda l’interpretazione dei passaggi legati: «Occorre evitare di cambiare troppo spesso la direzione del mantice soprattutto nei passaggi legati che richiedono specialmente un’azione dolce ed in unica direzione. Dopo quanto si è detto riuscirà evidente che non si deve cambiare la direzione del mantice nel mezzo di una frase musicale; invertire invece la direzione solo alla fine della frase oppure della legatura».16

14Ibidem, p. 12.

15Idem.

16FRIEL, Fisarmonica, Carish, Milano 1938, pp. 10 e 11.

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Tra le peculiarità dell’uso del mantice che vengono trattate nel Metodo Friel c’è l’oscillazione del mantice. «Per ottenere nuovi e suggestivi effetti alla fisarmonica, per eseguire rapide ripetizioni di una medesima nota quando non vi sia tempo sufficiente per alternare le dita sul medesimo tasto o bottone, onde migliorare la padronanza del mantice senza la quale la conoscenza musicale e l’agilità delle dita perdono assai del loro valore, conviene all’allievo imparare ed esercitare con costanza la “oscillazione ritmica del mantice”»17. L’oscillazione ritmica del mantice non viene affrontata come elemento proprio, ma come un modo per facilitare le rapide ripetizioni quando sono presenti in entrambe le mani. A questo punto devo specificare che l’effetto dell’oscillazione del mantice viene praticato simultaneamente su tutte le voci del brano e non su ogni singola voce.

Il Friel di seguito spiega dettagliatamente come si esegue l’oscillazione ritmica del mantice.

«L’oscillazione ritmica del mantice si ottiene con un rapido strappo di apertura del mantice, seguito da un immediato strappo di chiusura e poi da altro strappo di apertura e così successivamente. Le dita rimangono ferme sulle note volute. Gli strappi successivi e quindi le note devono essere eseguite corti e con ritmo perfetto.

Prima di iniziare l’oscillazione ritmica del mantice siate sicuri:

1.che il mantice sia all’inizio perfettamente chiuso (l’esecuzione del movimento va sempre fatta col mantice piuttosto chiuso);

2.che lo strumento sia ben fermo contro il corpo;

3.che lo spigolo superiore della tastiera cantabile appoggi fermamente contro la spalla destra in modo da contrastare qualsiasi eventuale movimento della tastiera.»18

17Idem.

18Ibidem, p. 108.

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Il metodo di Luigi Oreste Anzaghi è, dal punto di vista metodologico, il più completo fra i testi storici presi in considerazione e anche quello con un’impostazione più accademica. La funzione del mantice viene spiegata molto accuratamente: «Il mantice è il polmone della fisarmonica, il mezzo per ottenere l’espressione, come l’arco per il violino, il tocco per il pianoforte, il respiro per gli strumenti a fiato.»19

La mano sinistra, infilata fra la cinghia e la cassa armonica (lato dei bassi) regola i movimenti del mantice. Solitamente si inizia col mantice in aprire, ma, sia nell’aprire che nel chiudere, si deve porre attenzione che tale movimento avvenga in via lineare, con semplicità e naturalezza, evitando grandi movimenti a ventaglio. Il mantice va azionato con calma e dolcemente, così da dare la possibilità alle ance di vibrare con regolarità, ottenendone un suono omogeneo e gradevole. Bisogna fare una speciale attenzione nel momento che richiede il bisogno di invertire il movimento del mantice. Tale azione nella pratica esecutiva dovrebbe essere avvertita il meno possibile. In un primo momento si dovrebbe evitare forti pressioni o strappi violenti. Anzaghi preferisce non trattare gli effetti caratteristici propri della musica contemporanea, ma affida lo studio specifico di questi all’insegnante, che «meglio di ogni altro, darà chiarimenti al riguardo.»20

Fra le tante possibilità della fisarmonica, non ultima è il tremolo o oscillazione del mantice. Tale possibilità dà risultati così caratteristici e gradevoli, che vale la pena di farne uno studio speciale.

In linea di massima l’oscillazione ritmica del mantice sostituisce il tremolo tradizionale specialmente se detto tremolo è eseguito da entrambe le mani. Si tratta della tecnica del ribattuto che presenta una difficoltà d’esecuzione non indifferente ed ha un rendimento non uniforme, mentre con l’oscillazione del mantice, grazie alla sua speciale caratteristica, si può ottenere una maggiore uniformità.

19ANZAGHI, L. O., Metodo Anzaghi per fisarmonica, Ricordi, Milano 1942, p. 5.

20Idem.

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La tecnica dell’oscillazione ritmica del mantice può essere usata sia nella musica classica, quanto nell’esecuzione dei brani tratti dalla musica da consumo. In quest’ultima poi, se applicata con buon gusto, si possono ottenere effetti ancora più caratteristici, sino ad imitare altri strumenti musicali. Per ottenere una buona oscillazione è necessario avere il mantice appena aperto, il minimo necessario. Le due casse armoniche dello strumento devono essere bene appoggiate sulle gambe. La cinghia che regola il movimento del mantice deve essere il più possibile aderente al polso. Inoltre il pollice deve appoggiare sulla cassa armonica, in modo che ogni piccolo spostamento della mano sia avvertito dal mantice.

Anzaghi ha predisposto appositi brani relativi alla dinamica del mantice. Consigliava di gestire il mantice «senza rigidezza di sorta, e con il più breve scatto possibile, aprire e chiudere velocemente il mantice con ritmo preciso, curando in particolar modo la chiarezza di ogni singola emissione, senza di che il tale effetto perderebbe la sua vera caratteristica.»21 Ciò facendo si percepisce in un primo tempo un irrigidimento del polso, ma che scompare completamente dopo un severo studio. Gli esercizi per l’oscillazione ritmica vanno affrontati inizialmente con ritmo lento, possibilmente con l’ausilio di un metronomo per la guida ritmica. Il ritmo va gradualmente aumentato, fino al raggiungimento di una perfetta esecuzione.

21 Ibidem, p. 206.

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I.5. Considerazioni metodologiche

Se escludiamo il Metodo del Nanus, che tratta il mantice molto sbrigativamente, possiamo concludere che già negli anni Trenta e Quaranta la didattica per fisarmonica italiana era interessata alla tecnica dell’oscillazione ritmica, ossia il bellows shake, come testimoniano i testi del Friel e dell’Anzaghi. Entrambi consigliano un uso dolce del mantice, con aperture non troppo ampie, sebbene l’Anzaghi consideri soltanto l’esecuzione da seduti, mentre il Friel considera praticabile anche l’esecuzione in piedi. I consigli per un buon bellows shake sono simili: iniziare con il mantice chiuso (Friel) o quasi (Anzaghi) e tenere lo strumento fermo; quest’ultimo consiglio è specificato dal Friel con l’aderenza della spalla destra alla tastiera, dall’Anzaghi con l’aderenza del pollice sinistro alla cassa sinistra e una cinta del manale ben stretta. I simboli adottati dal Friel sono le frecce a destra e sinistra, l’Anzaghi adotta invece le lettere A e C per l’apertura e la chiusura.

In entrambi i testi gli esercizi preparatori sono abbastanza esigui; si passa subito ai brani in cui è inclusa la tecnica in questione. Gli altri effetti sonori alla stesura dei metodi storici non erano stati ancora scoperti.

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I.6. Il ruolo del mantice secondo i metodi moderni

In questo paragrafo intendo presentare alcuni metodi per fisarmonica, scritti nei tempi più recenti. Al confronto e all’analisi di alcuni metodi storici e di quelli più recenti, ho notato una grande differenza metodologica nell’affrontare la tecnica del mantice. In questo paragrafo intendo soffermarmi su tre testi dedicati alla fisarmonica di autori italiani scritti negli anni Novanta e dedicati in modo specifico alla tecnica e all’insegnamento della fisarmonica classica per principianti. In questa sezione mi soffermo sulla parte che riguarda la tecnica del mantice dai testi: Tecnica I di Claudio Jacomucci, il metodo Mantice e suono di Patrizia Angeloni e il metodo 20 studietti propedeutici di Alessandro Mugnoz.

A differenza dei metodi storici, trattati nel precedente paragrafo, in questo caso vengono presi in considerazione tutti gli aspetti tecnici legati all’uso del mantice, soprattutto quelli legati ai molti effetti sonori impiegati nella musica contemporanea. Gli esercizi proposti trovano riscontro anche negli altri campi di interesse e di studio degli autori. Nel caso di Jacomucci lo studio della tecnica fisarmonicistica viene associato alla tecnica Alexander. I testi di Patrizia Angeloni e Alessandro Mugnoz hanno entrambi un’impostazione willemsiana. Secondo quest’ultimo approccio gli autori danno molta importanza all’improvvisazione e stimolano gli allievi alla creatività.

I.6.1. Testo di tecnica

Alla fine della raccolta Tecnica I per fisarmonica a bottoni di Claudio Jacomucci troviamo un capitolo dedicato alla tecnica del mantice.

Nell’introduzione l’autore spiega che fra tutte le tecniche prese in considerazione nel volume, la tecnica del mantice è il soggetto più importante e delicato.

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Particolare attenzione è data al controllo del suono, ovvero all’elasticità e alla raffinata destrezza nell’uso del mantice. Con esercizi mirati per lo studio del mantice si sviluppa una certa flessibilità con la quale si produce un’ampia gamma di sottili sfumature, grazie alle quali è possibile ottenere dei suggestivi effetti sonori.

Per un primo approccio alla tecnica del mantice Claudio Jacomucci ci suggerisce di pensare alla fisarmonica come a uno strumento a fiato. Il mantice, per le sue funzioni e caratteristiche, può rappresentare i polmoni, il braccio sinistro il diaframma e i muscoli del torace. I tasti sui quali si esercita l’articolazione, richiamano la funzione della lingua dei suonatori negli strumenti a fiato.22

Secondo l’indicazione dell’autore è importante cimentarsi in lunghe pratiche, attraverso improvvisazioni creative piuttosto che eseguire in fretta gli esercizi proposti nel libro. Ogni singolo esercizio rappresenta un elemento da sviluppare nelle improvvisazioni, che si svolgono sia in forma libera che in quella guidata dall’insegnante. Nell’improvvisazione guidata dall’insegnante, in questo caso sulle possibilità timbriche, gli esercizi dovrebbero essere applicati su tutta l’estensione dello strumento.

Ogni esercizio si riferisce ad un particolare effetto sonoro. In questo modo si sviluppano, insieme alle facoltà tecniche strumentali, pure le capacità di ascolto. Per i fisarmonicisti la funzione dell’ascolto è fondamentale per sviluppare la tecnica della mano sinistra, in quanto il manuale sinistro è invisibile agli occhi dell’esecutore. Per lo sviluppo della tecnica della mano sinistra i fisarmonicisti devono inoltre sviluppare il senso del tatto, per riuscire a capire la disposizione dei tasti. Infine, la mano sinistra ha la funzione di azionare il mantice, indipendentemente dai suoni prodotti dai due manuali. Il controllo del suono viene effettuato attraverso l’ascolto che ha la funzione di verificare tutte le proprietà del suono.

22 JACOMUCCI, C., Tecnica I, Bérben, Ancona, 1998, p. 30.

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CONTROLLO DELL’INTENSITA’

Nella musica contemporanea per fisarmonica la dinamica è considerata un fattore basilare. Questa è anche la caratteristica specifica della fisarmonica, se confrontata agli altri strumenti a tastiera. Tutti gli effetti usati nella musica contemporanea per fisarmonica sono connessi con la qualità e l’intensità del suono. Per lo studio del controllo dell’intensità Claudio Jacomucci propone quattro esempi di esercizi:

1)usare qualsiasi suono, accordo con qualsiasi registro. Eseguire i crescendi e i diminuendi molto lentamente “osservando” la sottile graduazione dinamica;

2)cambiare l’intensità tenendo il suono eseguendo rapidi crescendi e decrescendi, o provare a cambiare la dinamica bruscamente;

3)mantenere costante una stessa dinamica (pp, p, mp, mf, f, ff) come un organo; fermare un suono tenuto arrestando il mantice senza alzare i tasti;

4)eseguire normalmente delle scale, facendo vibrare solo i suoni richiesti, i suoni rappresentati con la x risulteranno come “rumore dei tasti”.

Gli esercizi proposti hanno la funzione di far capire agli allievi in che modo l’uso del mantice incide sulla dinamica. Per una buona esecuzione è importante sviluppare una buona coordinazione tra le due mani che nello stesso tempo hanno ciascuna una propria funzione autonoma: la mano destra quella di premere i tasti e la mano sinistra quella di aprire e chiudere il mantice. Secondo la mia esperienza, posso affermare che il controllo dell’intensità risulta più difficile nell’eseguire il diminuendo chiudendo il mantice. Per rendere l’esecuzione semplificata suggerisco ai miei alunni di effettuare il diminuendo aprendo il mantice, oppure di eseguire l’intera frase musicale con la dinamica in piano.

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ARTICOLAZIONE

Per lo studio dell’articolazione bisogna curare l’attacco del suono coordinando l’uso del mantice e delle dita. In questo caso l’autore propone ben sei esempi:

a)iniziare con le dita abbassate (in silenzio), il mantice dà inizio al suono facendo vibrare le ance. Non sollevare le dita, il mantice toglie l’aria alle ance – il suono si spegne (il suono emesso è “hah”);

b)come esercizio a), ma bisogna aprire e chiudere il mantice con più decisione (il suono emesso è “aa”);

c)le dita e il mantice attaccano insieme (il suono prodotto è “dad”);

d)iniziare con la sola pressione del mantice, poi abbassare i tasti con decisione (il suono prodotto è “’tad”);

e)iniziare con la sola pressione del mantice, poi abbassare i tasti molto rapidamente e diminuire subito l’intensità al minimo (il suono prodotto è “’ttta”);

f)iniziare con la sola pressione del mantice ed abbassare e alzare i tasti molto lentamente (il suono prodotto è “wuaw”).

Lo studio dell’attacco è molto particolareggiato. L’insegnamento dell’emissione del suono nella scuola media è posto in relazione all’emissione vocale, così come descritto con le sillabe tra le parentesi. Nella pratica dell’insegnamento utilizzo il canto per spiegare ogni singolo tipo di articolazione. Seguendo l’esempio dell’emissione della voce umana che è preceduta dall’inspirazione, anche l’emissione del suono alla fisarmonica è preceduta da una “inspirazione” strumentale. Questa si ottiene mediante una preparazione del movimento del mantice, che ha lo scopo di fornire la quantità d’aria necessaria per far vibrare l’ancia.

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DURATA

In relazione allo studio della durata gli esercizi proposti indicano di combinare i diversi tipi d’attacco con le rispettive durate nei modi legato, staccato, portato e pizzicato. Lo studio della durata del suono è associato all’ ”idea” del suono tenuto della fisarmonica e alla comprensione del ruolo che riveste il mantice nella gestione del suono tenuto. È utile, a mio avviso, fare un confronto anche con gli altri strumenti. Per esempio, bisogna ascoltare un suono “non tenuto” prodotto dal pianoforte. Col passare del tempo il suono si dissolve e “scompare”, anche se il tasto rimane premuto.

Agli allievi propongo di tenere un suono lungo e di agire con il mantice in diversi modi: far mantenere il movimento, oppure fermare il mantice, alternando la chiusura del suono sia con la fine della pressione dei tasti, sia con la fermata del mantice.

BELLOWS SHAKE

La parte che riguarda lo studio del bellows shake è molto accurata. La novità è rappresentata dalle variazioni ritmiche e dall’applicazione della tecnica ai gruppi irregolari come terzine, sestine, quintine, settimine, applicati, però, su un effetto che ha solo due movimenti: apertura e chiusura del mantice. Per studiare quest’effetto bisogna premere uno o più suoni, mantenerli premuti e invertire il movimento del mantice: si produce così il suono “spezzato”. Per avvicinare gli allievi all’esecuzione dell’oscillazione del mantice, bisogna prestare attenzione all’uguaglianza di durata e di intensità del suono nell’aprire e chiudere il mantice. I simboli utilizzati sono quelli usati negli ultimi decenni e per il vasto utilizzo possono essere considerati standardizzati:

¬ aprire il mantice

V chiudere il mantice

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Per lo studio di quest’effetto l’autore presenta ventidue esempi di varianti ritmiche sull’accordo di sol maggiore. I suggerimenti esecutivi, indicati con i segni di apertura e chiusura, sono posti su ogni singola nota. L’autore spiega l’esecuzione con queste parole: «Cercare di non fare aprire troppo il mantice, ma di mantenere il più possibile vicini i due corpi dello strumento»23.

RICOCHET

La novità rappresentata in questo compendio di tecnica sono gli esercizi per il ricochet. Questo effetto viene da molti impropriamente definito come una variante del bellows shake. Si tratta di un effetto provocato da un movimento rotatorio del mantice, che con le sue variazioni può arrivare fino a 5 suddivisioni. Nella musica colta per fisarmonica questo effetto è stato utilizzato dalla compositrice Sofia Gubajdulina nell’opera per fisarmonica Et exspecto24.

PULSAZIONI

Le pulsazioni ritmiche si ottengono mantenendo abbassati i tasti e accentuando i suoni ritmicamente secondo le varie tecniche sotto indicate. L’effetto di pulsazione ha riscontro con la dinamica. In questo caso l’autore propone quattro esempi:

a)accentuare con il mantice e provocare pulsazioni brusche;

b)effettuare un accentuazione dolce con il mantice, in questo caso l’effetto rappresenta dei piccoli e rapidi crescendo-diminuendo;

c)appoggiare lo strumento sul ginocchio sinistro e battere ritmicamente il tallone a terra;

d)percuotere il bordo della tastiera destra con il palmo della mano.

23JACOMUCCI, C., Tecnica I, Bèrben, Ancona 1998, pag. 32.

24GUBAJDULINA, S., Et exspecto, Schmülling, Kamen 1985.

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VIBRATO

In questo caso si tratta sempre di piccole pulsazioni dinamiche, ma più rapide e tremolanti. Per affrontare questo effetto l’autore ci propone quattro esempi con una diversa grafia:

a)alla mano destra, applicare una leggera pressione “ritmica” sui tasti;

b)ondulare leggermente la mano destra, verticalmente e senza rilasciare i tasti abbassati;

c)oscillare la mano sinistra fuori dal manale;

d)appoggiare il palmo o la base del pollice della mano destra sul bordo della tastiera provocando una tensione e una vibrazione simile ad un brivido.

Per un approccio al vibrato propongo agli allievi di “giocare” con il movimento del braccio sinistro o della gamba sinistra con lo scopo di osservare la relazione tra la manipolazione del mantice e continuità del suono. Per il raggiungimento degli obiettivi minimi l’allievo della scuola media dovrebbe essere in grado di eseguire il vibrato nelle sue più semplici realizzazioni.

EFFETTI MICROTONALI

Tra gli effetti microtonali sono elencati il glissando microtonale e i registri regolabili. Per limitare l’argomento intendo trattare in questa sede solamente il glissando microtonale, poiché nella realtà della scuola media è difficile riscontrare strumenti con caratteristiche tecniche che consentono di effettuare effetti microtonali con la regolazione di singoli registri. Questo effetto si ottiene con la combinazione di più registri usati contemporaneamente in modo tale da regolare direttamente le relative lamelle di apertura e di chiusura. In questo modo sugli strumenti professionali si possono aprire i registri a un quarto, a metà oppure a tre quarti circa.

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Glissando microtonale

Non è possibile determinare con precisione la massima estensione intervallare di un glissando microtonale. A seconda del registro scelto o dell’altezza del suono e, naturalmente, dello strumento utilizzato, si può spaziare da una frazione di tono di pochi comma ad una quarta circa. Questo effetto risulta più efficace nei suoni gravi. L’autore ci suggerisce ben sei varianti di approccio all’effetto:

a)abbassare il tasto a metà ed aumentare la pressione del mantice;

b)come (a), poi diminuire la pressione e tornare al completo abbassamento del tasto;

c)iniziare con la sola pressione del mantice ed abbassare progressivamente il tasto a metà;

d)come (b), poi riaumentare la pressione sollevando il tasto;

e)abbassare il tasto a metà, accentuando con il mantice la figura ritmica;

f)effettuare l’effetto con il cluster.

Alla fine dell’elencazione degli effetti si trova l’effetto del soffio d’aria. Questo elemento, che di solito viene affrontato all’inizio dei metodi tradizionali, qui viene posto in conclusione, perché in questo caso si tratta di un effetto sonoro musicale. Nell’approccio abituale si inizia lo studio della fisarmonica proprio con il movimento del mantice azionando il bottone dell’aria. Si passa poi allo studio della durata, applicato alle cinque dita, per passare successivamente allo studio dell’articolazione e del vibrato. Solo verso la fine del terzo anno si inizia a studiare il bellows shake e il ricochet, perché questi effetti richiedono un approccio graduale di apprendimento con una notevole consapevolezza ritmica.

I.6.2. Testi didattici per fisarmonica

Dopo la presentazione degli effetti sonori presenti nella raccolta Tecnica I mi soffermo ancora su due metodi moderni:

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a)20 studietti propedeutici di Alessandro Mugnoz

b)Mantice e suono di Patrizia Angeloni

Si nota da subito la differenza metodologica tra i due autori. Prendiamo in esame il metodo di Mugnoz che è un testo destinato ai principianti di fisarmonica. Nella premessa l’autore elenca i cinque scopi della raccolta degli studi. Negli Esercizi preliminari si legge: «Tenendo premuta la valvola dell’aria azionare il mantice, mentre si contano (molto lentamente) i tempi delle misure. (4/4). Estendere e comprimere il mantice con movimenti uniformi e continui, senza strappi o rallentamenti. Se l’insegnante lo ritiene opportuno potrebbe sensibilizzare maggiormente l’allievo sulle prime esperienze nell’uso del mantice, scrivendo ulteriori esercizi (anche con altri tempi, valori, ecc.) o magari, facendone “creare”, su un quaderno apposito, proprio allo studente»25.

Lo scopo degli esercizi dev’essere quello di permettere all’allievo di cogliere, fin dal principio dei suoi studi, l’importanza basilare che riveste il mantice, inteso come “polmone” dello strumento. Gli esercizi proposti nel metodo di Mugnoz hanno tutti sin dall’inizio una specifica e ben definita altezza e durata del suono. Questa è la differenza con il testo di Patrizia Angeloni. Il metodo di Mugnoz è dedicato in gran parte al mantice. Si predilige l’unisono, e i cambiamenti del mantice sono sempre indicati. Le indicazioni dinamiche e agogiche si trovano appena dal quattordicesimo studio in poi.

Il metodo Mantice e suono di Patrizia Angeloni è invece rivolto a una fascia di età più bassa (dai 7 ai 9 anni), perché ha un’impostazione più ludica e si avvale di immagini e disegni che rappresentano gli effetti sonori e il modo per attuarli. Il metodo è strutturato in due volumi: uno rivolto all’insegnante e l’altro all’allievo. Pure il linguaggio usato nei due volumi è molto diverso. L’Angeloni predilige un approccio più intuitivo ed emotivo con lo strumento e traccia un panorama completo delle possibilità foniche della fisarmonica. Nel testo molto spesso non ci sono indicazioni precise di durata dei suoni e molto spesso non sono indicate neppure le altezze specifiche. Per presentare la fisarmonica quale strumento con caratteristiche polifoniche, si sceglie il cluster, che nella musica classica appartiene

25 MUGNOZ, A., Venti studietti propedeutici, Bèrben, Ancona 1994, pp. 6-9.

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a estetiche recenti. L’uso del cluster risulta di semplice realizzazione e non richiede l’analisi delle singole componenti armoniche di cui sono costruiti gli accordi.

Una particolare attenzione dal punto di vista didattico richiede l’utilizzo della fisarmonica come “strumento a percussione”. Questo effetto viene utilizzato in sede didattica per agevolare e sviluppare la precisione ritmica degli allievi, nonché serve come supporto per l’indipendenza delle due mani, se associato allo studio delle altre caratteristiche. Tra le possibilità percussive della fisarmonica Patrizia Angeloni si spinge anche un po’ oltre, inquadrando in questo contesto oltre alla percussione con la mano destra del mantice aperto, anche l’inserimento ritmico dei registri e il battito del piede a terra. L’esecuzione di tali effetti può avere valore didattico se viene inserita nel contesto delle attività ritmico - motorie dell’allievo.

Gli effetti percussivi amplificano le potenzialità espressive della fisarmonica. Nella grafia standardizzata il simbolo usato per l’effetto della percussione del mantice con la mano destra è la x, mentre quello per l’inserimento del registro è la simbologia in uso per i registri. Il simbolo del battito del piede a terra è rappresentato dal simbolo del piede. Tutti i segni percussivi previsti nell’esecuzione, sono associati alle figurazioni ritmiche. Di solito l’esecuzione viene precisata in prossimità dell’effetto, nelle note introduttive della composizione, oppure in fondo alla pagina della partitura.

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I.7. Proposta operativa

Nel caso specifico che riguarda lo studio consapevole del mantice alla fisarmonica nella scuola media la mia proposta operativa si basa su due fasi distinte.

Per un primo approccio allo strumento scelgo di adottare il metodo di Patrizia Angeloni, perché dà un’impostazione immediata e completa delle potenzialità espressive della fisarmonica. La presentazione delle caratteristiche strutturali dello strumento è graduale. Si inizia con lo studio del movimento del mantice usando in via esclusiva il bottone dello sfiato dell’aria. Si passa poi alla produzione del suono con la pressione dei tasti. Al suono singolo si contrappone l’uso dei clusters. Il “gioco” sulle caratteristiche tecniche della fisarmonica viene sviluppato con l’applicazione ritmica degli elementi appresi. La funzione ritmica legata al movimento del mantice sta alla base dell’approccio all’oscillazione ritmica del mantice. Gli allievi sono poi guidati alla consapevolezza del ruolo del mantice nella produzione della dinamica e alla differenza tra un suono continuo e quello vibrato. Il metodo di Patrizia Angeloni ha il merito di presentare il materiale sonoro in modo diretto, che non necessita un particolare impegno di studio. In questo modo l’uso del metodo può interessare allievi di livello molto diverso. Agli esempi trattati è opportuno mostrare agli allievi anche qualche partitura originale per fisarmonica e proporre esempi d’ascolto.

Nella seconda fase dedicata allo studio del mantice scelgo di adottare gli studietti proposti da Alessandro Mugnoz, anche se usati esclusivamente per la fisarmonica a bassi sciolti, e quindi non adatta a tutti gli allievi che frequentano il corso di fisarmonica all’interno della scuola media. Gli alunni sono, infatti, dotati di strumenti musicali da studio molto diversi tra loro. Si tratta in primo luogo di fisarmoniche con tastiera destra a pianoforte o tastiera destra a bottoni - cromatica di varie estensioni, con pochi registri e manuale sinistro da 72 a 96 bassi. Questi strumenti sono sprovvisti di bassi sciolti. Per questo motivo gli studietti di

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Alessandro Mugnoz devono essere opportunamente arrangiati per fisarmonica con soli bassi standard. In questo modo è possibile studiare il mantice con diverse dinamiche, con l’uso dei diversi registri e infine anche con aperture diverse. Essendo la fisarmonica uno strumento in continuo movimento, il controllo del suono risulta difficile con un mantice troppo aperto.

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CAPITOLO II

MANTICE E MOVIMENTO

Per contestualizzare didatticamente il movimento del mantice nella pratica della musica contemporanea è, a mio avviso, importante soffermarsi sull’insegnamento della musica attraverso i movimenti del corpo sviluppato all’inizio del Novecento dal pedagogista svizzero Emile Jaques-Dalcroze. Come ho già avuto modo di affermare nei capitoli precedenti, gli effetti sonori, presenti in alcuni brani di musica contemporanea per fisarmonica, possono essere presentati agli studenti di fisarmonica della scuola media ad indirizzo musicale come materiale didattico. Tutti gli effetti possono essere praticati sia senza strumento (tenendo conto della simbologia e della semiografia contemporanea) che con lo strumento, soprattutto nella pratica della musica d’insieme.

Nel contesto della scuola media il materiale degli effetti sonori della fisarmonica può essere associato al Metodo Jaques-Dalcroze, noto anche come Ritmica Dalcroze. Si tratta di un metodo di educazione musicale intesa nella forma più ampia e si pone tra i nuovi sistemi d’insegnamento della musica del Novecento. Il metodo Dalcroze persegue l’unione perfetta tra musica, corpo, mente e sfera emotiva e pone il corpo e il movimento alla base dell’ insegnamento della musica. Dato che l’esecuzione fisarmonicistica si basa sul movimento del mantice, lo studio del movimento riveste un aspetto importante nella formazione strumentale.

L’altra disciplina fondamentale è la ritmica che consiste nel mettere in relazione i movimenti naturali del corpo con il linguaggio musicale. La ritmica

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viene praticata alla fisarmonica attraverso l’uso degli effetti percussivi e con lo studio di vari tipi dell’articolazione delle dita sui due manuali.

L’applicazione pratica di questi elementi sviluppa negli allievi le capacità espressive del corpo, nonché le facoltà cognitive come la memoria e la concentrazione. Gli elementi d’avanguardia, se praticati all’interno del gruppo, stimolano la creatività individuale, in quanto ogni singolo allievo ne è parte attiva. Nelle improvvisazioni guidate, l’insegnante ha il compito di indicare a ciascun allievo l’esecuzione di ogni singolo effetto sonoro.

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II.1. Per Nørgård: Anatomic Safari

In questo paragrafo intendo presentare come esempio una composizione per fisarmonica da concerto che riassume tutti gli effetti sonori trattati nei precedenti capitoli riprendendo l’analisi del brano riportata nel libro La fisarmonica di Aleksij Jercog.

«Un passo cruciale per la letteratura per fisarmonica classica avviene nel 1967. Risale a quest’anno la pubblicazione della prima composizione che apre le porte alla notazione grafica e all’improvvisazione. Si tratta di Anatomic Safari (København, Hansen, 1980) in nove movimenti del compositore e didatta danese Per Nørgård, che ha il merito di dare inizio alla musica d’avanguardia per fisarmonica. I meriti e i valori di questa composizione sono fondamentali per contestualizzare la fisarmonica da concerto.

Innanzitutto Nørgård introduce per la prima volta nella letteratura per fisarmonica alcuni effetti esecutivi di stampo avanguardistico: il rumore dello sfiato, il rumore dei tasti, il rumore del selezionamento dei registri, l’alterazione dell’intonazione del suono e il battere del tempo con i piedi. In questo modo il compositore danese rende note al pubblico le effettive potenzialità espressive della fisarmonica classica.» Con questa composizione Nørgård prende le distanze dalla fisarmonica tradizionale e dal suo repertorio stagnante per aprire alla fisarmonica classica le porte della musica colta d’avanguardia.

«Le novità che Per Nørgård introduce nella partitura sono raggruppabili sotto due parametri: la funzione del mantice e la produzione degli effetti rumoristici. In Anatomic Safari il mantice ricopre tre ruoli diversi: interprete della dinamica, del vibrato (indicato con una linea sinusoidale ondulata) e del rumore di sfiato (indicato con un triangolino). È possibile individuare queste tre funzioni anche in un solo rigo del primo movimento, Respiration.

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I cluster e i glissandi vengono esplorati nel terzo movimento, denominato proprio Clusters.» Nel quarto e quinto movimento è assente ogni riferimento tradizionale di tempo musicale e inoltre viene introdotto il rumore prodotto dalla pressione dei tasti. «Il sesto movimento, denominato Percussion, si basa sulla ritmica prodotta dal rumore della pressione dei registri. La scordatura del suono, indicata nella partitura come glissando, viene introdotta nel settimo movimento, Vertigo. In questo caso si tratta del glissando microtonale.»26

Infine, nell’ultimo movimento, denominato Fantasy (“Pietro’s Return”) viene introdotto su un rigo supplementare il battito del piede. Si tratta di una parodia dell’omonimo brano del celebre fisarmonicista italo-americano Pietro Deiro. Secondo le indicazioni dell’autore il finale dovrebbe essere eseguito in piedi, in modo esagerato, come ai tempi, in cui la fisarmonica è stata usata nelle grandi sale da ballo.

26JERCOG, A., La fisarmonica. Organologia e letteratura, Edizioni Musicali Physa, Treviso, 1997, pp. 160-162.

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II.2. Patrizia Angeloni: Costellazioni in quattro tempi, proposta operativa

In appendice al testo destinato agli insegnanti del metodo Mantice e suono di Patrizia Angeloni, sono raccolte alcune facili composizioni per fisarmonica, scritte dagli allievi dell’autrice stessa. Si tratta di quattro facili brani per fisarmonica con bassi sciolti, realizzati con semplici elementi compositivi. I primi due brani hanno un titolo, come per esempio “La tartaruga zoppa” e “La cavalletta e l’elefante”. Gli ultimi due brani sono invece studi mirati all’indipendenza delle due mani. In questo caso si tratta di composizioni scritte con un’indicazione di tempo tradizionale, senza l’uso di effetti rumoristici. La particolarità è rappresentata dal fatto che tutte le composizioni, anche se scritte da allievi di età compresa tra i sette e i nove anni, sono arricchite con l’indicazione dei registri, della dinamica e del cambio del mantice. Seguendo l’esempio di Edgard Willems, Patrizia Angeloni fa comporre ai propri allievi, in quanto la composizione nella pratica educativa ha il ruolo di sviluppare la creatività e la sensibilità degli allievi stessi.

Nella raccolta delle composizioni è incluso ancora un brano per otto fisarmoniche, basato sugli effetti caratteristici della musica contemporanea. Si tratta di Costellazioni in quattro tempi che rappresentano la sintesi degli effetti della fisarmonica sviluppati in un contesto didattico. Ogni singolo tempo è dedicato allo studio di un determinato effetto sonoro. L’intera composizione è preceduta da una legenda che spiega la grafia dei simboli per eseguire ciascun effetto. Il primo tempo è destinato allo soffio dell’aria. Si tratta dello studio del movimento del mantice in apertura e chiusura, applicato a un tempo sempre più veloce ed espresso in secondi. Si inizia con l’imitazione dell’inspirazione e dell’espirazione umana. Il secondo tempo è strutturato sulla successione di un esacordo formato dalla sovrapposizione di un attacco dolce dei suoni compresi tra il Do e il La con la dinamica in piano. All’interno del gruppo si susseguono al gesto del direttore le esecuzioni individuali dei vibrati ondulatori e sussultori, dei crescendi e diminuendi per terminare sfumando. Il terzo movimento si basa sull’effetto percussivo con la mano destra sul

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mantice aperto. In questo caso la percussione viene eseguita da un solo fisarmonicista. L’effetto è integrato con scritte dinamiche e agogiche che si riferiscono ad una esecuzione forte, in costante diminuendo e rallentando. Infine, il quarto movimento, diviso in due parti, è basato sull’esecuzione dei clusters. Nella prima parte il cluster è preceduto da un attacco violento, con registri pieni e dinamica fortissima. La seconda parte rappresenta invece il contrasto; in quanto si usa il registro con un solo suono nell’acuto con un attacco dolce per poi eseguire un diminuendo, sfumando fino a terminare nel niente. Solamente un esecutore suona il cluster nell’acuto e conclude il brano diminuendo insieme agli altri esecutori.

Ho scelto di eseguire questa composizione con gli allievi del primo anno del corso di fisarmonica presso la scuola media Giuseppe Caprin di Trieste nel dicembre del 2011 in occasione del saggio natalizio della sezione musicale. Quell’anno il gruppo è stato formato da tre alunni che hanno iniziato con lo studio della fisarmonica all’inizio dell’anno scolastico e dopo pochi mesi erano già in grado di eseguire in gruppo gli effetti sonori alla fisarmonica, guidati dall’insegnante. Sebbene la composizione sia originariamente scritta per otto fisarmoniche, può essere eseguita anche con un organico più ridotto, in quanto la grafia non è tradizionale. Gli effetti sonori, presenti nella composizione, non richiedono uno studio particolare. Anzi, danno la possibilità di includere nel gruppo pure gli alunni con certificate difficoltà d’apprendimento, che difficilmente sarebbero in grado di affrontare altri brani.

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II.3. Schede didattiche

Per l’approccio a una corretta esecuzione degli effetti sonori presenti nella composizione Costellazioni in quattro tempi presento i seguenti esercizi da eseguire in gruppo, secondo le indicazioni tratte dal libro per insegnanti di Patrizia Angeloni. A questi ho aggiunto una mia proposta d’approccio ai fini di coesione del gruppo.

1)Soffio d’aria

L’effetto ha il simbolo del triangolo ed è utile per praticare il movimento del mantice in apertura e in chiusura. L’effetto simboleggia il respiro umano o il rumore del vento:

con il soffio del mantice imitare il respiro di un altro alunno;

con il respiro imitare la respirazione del mantice (in questo caso bisogna prestare attenzione al: soffio continuo – respiro continuo, soffio discontinuo – respiro frammentario e grande quantità d’aria nel soffio del mantice – respiro profondo);

prima di passare alla lunga respirazione del mantice della durata massima di 10 secondi, effettuare per quattro volte simultaneamente in gruppo l’inspirazione e l’espirazione per tre secondi.

2)Attacco del suono

Alla fisarmonica si possono produrre diversi tipi d’attacco imitando la voce umana dando riscontro al gesto dell’insegnante. Bisogna prestare attenzione ai diversi tipi d’attacco, come per esempio attacco dolce, attacco deciso e attacco strappato:

ascoltare e riconoscere i diversi tipi di attacco prodotti da altri allievi;

attaccare insieme al compagno;

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attaccare rispondendo al gesto dell’insegnante (in questo caso il gesto è lo stesso che l’esecutore compie nell’attaccare);

un allievo produce l’attacco con la voce, mentre un altro produce l’attacco con lo strumento;

proporre agli altri allievi diversi tipi di attacco prima senza strumento con il gesto e la voce, poi con lo strumento e gli altri devono capire di che tipo di attacco si tratta;

realizzare individualmente a turno uno dopo l’altro una successione di attacchi uguali (ad esempio: tutti strappati o tutti dolci) o diversi (in questo caso ogni allievo dovrà eseguire un attacco diverso);

organizzare in sequenza individualmente uno dopo l’altro una successione di attacchi secondo un criterio stabilito.

3)Variabilità dinamica del suono

Dopo una prova pratica con lo strumento, si riesce a capire in che modo il movimento del braccio sinistro agisce sull’intensità del suono. Se il braccio si muove lentamente, si produce poca aria e lo strumento suona piano. Al gesto più veloce del braccio corrisponde una più ampia apertura o chiusura del mantice, si aumenta la quantità d’aria prodotta e si effettua un crescendo per arrivare ad un forte. Al gesto più lento del braccio corrisponde una minore apertura o chiusura del mantice. L’aria prodotta diminuisce e il suono diventa più lieve. Si effettua così un diminuendo. Per lo studio della variabilità dinamica espongo i seguenti esercizi:

realizzare una gamma dinamica su un singolo suono o cluster, una serie di suoni su ogni singola tastiera e su entrambe le tastiere, dopodiché trascrivere su un quaderno la dinamica usando i relativi simboli: pp, p, mp, mf, f, ff, cresc. e dim.;

riprodurre la stessa dinamica ascoltata prima ad occhi chiusi;

produrre il movimento dinamico contrario a quello prodotto da altri allievi;

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emettere un suono il più piano possibile, poi cercare di emettere un suono il più forte possibile;

ascoltare la dinamica prodotta da altri allievi e cercare di presentare una dinamica diversa, non ancora sentita.

4)Approccio al vibrato

Per lo studio del vibrato propongo di provare a fare piccoli movimenti col braccio sinistro o col tallone della gamba sinistra, prolungarli nel tempo e alternarli al suono continuo. In questo caso bisogna prestare attenzione alla manipolazione del mantice e alla continuità del suono. I vibrati, provocati dall’oscillazione della mano sinistra fuori dal manale o dall’ondulazione della mano destra in prossimità dei tasti, producono solitamente un tremolio regolare, mentre quelli prodotti dal movimento della gamba sinistra producono un tremolio irregolare. Per insegnare agli alunni della scuola media il vibrato nelle sue più semplici realizzazioni, ritengo opportuno adottare l’approccio guidato. Dopo la dimostrazione pratica, suggerisco di eseguire il vibrato in analogia con il gesto dell’insegnante. Ogni tipo di vibrato ha una propria grafia. Per lo studio di quest’effetto presento i seguenti esercizi:

realizzare una gamma di diversi vibrati su suoni lunghi dalla durata non quantificata, su un singolo suono o cluster, o una serie di suoni sulla tastiera destra, e in seguito trascrivere su un quaderno i segni dei diversi tipi di vibrato, realizzati appena ascoltati;

riconoscere il tipo di vibrato, scritto da un altro alunno e riprodurlo con lo strumento;

produrre con lo strumento il gesto fisarmonicistico del vibrato, compiuto dall’insegnante;

combinare il tipo di vibrato con il carattere e l’intensità dell’attacco corrispondente.

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5)Percussione del mantice

Con la mano destra si percuote il mantice aperto. In questo caso bisogna cercare di percuotere il punto più sonoro del mantice o della mascherina. Per lo studio di quest’effetto indico i seguenti esercizi:

esecuzione di un’improvvisazione ritmica e poi trascrivere su quaderno le formule ritmiche impiegate con il segno appropriato;

lettura di formule ritmiche, create da altri alunni e scritte con diversi valori ritmici e con diversi segni grafici;

riproduzione di incisi ritmici eseguiti in un primo momento dall’insegnante;

riproduzione di ritmi estratti da frasi melodiche tratte dai brani previsti per la pubblica esecuzione;

esecuzione di una sequenza ritmica in crescendo e in diminuendo;

esecuzione di una sequenza ritmica in accelerando e in rallentando.

Quando gli allievi avranno acquisito la padronanza dei vari usi del mantice come parte integrante dello strumento per eseguire gli effetti sonori in combinazione con l’uso e l’articolazione dei tasti della fisarmonica, saranno in grado di presentare una loro prima esecuzione della musica contemporanea.

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BIBLIOGRAFIA

AA. VV., Le Garzantine, Musica, terza edizione, Garzanti, Torino, 2002

ANGELONI, P., Mantice e suono, guida per l’insegnante, Eolo – Centro ricerche per la fisarmonica, Bèrben, Ancona, 1991

ANGELONI, P., Mantice e suono, libro per l’allievo (terze minori), Eolo – Centro ricerche per la fisarmonica, Bèrben, Ancona, 1991

ANZAGHI, L. O., Metodo Anzaghi per fisarmonica, Ricordi, Milano, 1942 BOSCHELLO, E., La nuova dinamica fisarmonicistica, Bèrben, Ancona, 1978

FEDRIGO, C., CALABRETTO, R., La porta incantata. Introduzione alle problematiche dell’ascolto musicale, Libreria Al Segno, Pordenone, 1998

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JACOMUCCI, C., Tecnica I per fisarmonica a bottoni (C-griff), Bèrben, Ancona, 1998

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MUGNOZ, A., 20 studietti propedeutici, Bèrben, Ancona, 1994

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VAN STRATEN, N., Tonbildung und Artikulation auf dem Akkordeon, Prokordeon, Trossingen, 1983

Normativa di riferimento

Decreto Ministeriale 6 agosto 1999, n. 201

Indicazioni per il curricolo per la scuola d’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione, Roma, 2007

Sitografia

www.dalcroze.it

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APPENDICE

Sono riportati a titolo di esempio alcuni materiali utilizzati per il progetto.

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